Confermati obblighi di firma

Lo scorso martedì 10 marzo, di buon mattino, la Digos di Roma bussava alle porte di 5 compagni e compagne per notificare altrettante misure cautelari di obbligo di firma, tre volte a settimana. L’accusa mossa dal Pm e avallata dal Gip è di concorso in resistenza aggravata e lesioni.

Il provvedimento fa riferimento alla resistenza messa in campo nella giornata del 18 Settembre 2014 per impedire lo sfratto di Farook e della sua famiglia a Centocelle, eseguito con l’impiego di decine di agenti in antisommossa e con l’utilizzo di gas lacrimogeni sparati fin dentro il cortile e la tromba delle scale della palazzina. Grazie a quella resistenza Farook e la sua famiglia uscirono dalla loro casa sostenuti dalla solidarietà di numerosi amici e compagni e attraversarono il quartiere fino al municipio in corteo, pretendendo una soluzione abitativa. Dopo una prima sistemazione in un residence fuori Roma, grazie alla rete di mutuo appoggio decisa a sostenere Farook e la sua famiglia, fu possibile pretendere il loro spostamento e impedire così la loro deportazione, lo sradicamento dal proprio tessuto sociale e la distruzione dei legami affettivi che la tengono unita.

La resistenza di quella giornata diventa oggi oggetto di intimidazione, ed è chiaro che l’operazione messa in atto contro i e le solidali arriva in un momento ben preciso, rispondendo a una tempistica non casuale: al termine del blocco invernale degli sfratti, a quasi sei mesi di distanza dai fatti contestati, il giorno prima dell’esecuzione di un altro sfratto. Infatti, le misure cautelari del 10 marzo hanno preceduto l’ennesima esecuzione di sfratto nel quartiere Alessandrino, avvenuta la mattina seguente, con l’impiego di numerosi blindati e decine di poliziotti che militarizzavano l’intero quartiere, ne bloccavano tutte le vie di accesso e ne impedivano la circolazione per oltre mezza giornata, creando un immaginario più prossimo a quello di un quartiere di Kabul durante la guerra, che di un quartiere di una metropoli apparentemente pacificata come Roma.

Abbiamo già potuto constatare il notevole cambio di passo nella gestione dell’ordine pubblico durante gli accessi dispiegati fin dai primi giorni di marzo, dopo la fine del blocco degli sfratti.Un chiaro messaggio lanciato dalla Questura di Roma, inserito nel meccanismo di governo della città: gli sfratti devono essere eseguiti e chi pensa di opporsi verrà messo a tacere. Chiaramente gli spazi di mediazione sono chiusi, l’amministrazione comunale e le istituzioni non hanno nulla da offrire,e solo la questura di Roma e la magistratura hanno voce in capitolo sugli sfratti e sul governo dei territori. Sfratti eseguiti con la forza pubblica, avvisi orali di pericolosità sociale, misure cautelari, come gli obblighi di firma o arresti domiciliari, denunce, fogli di via, controllo serrato sulle iniziative che i collettivi, le reti e i movimenti mettono in campo, teoremi accusatori come quelli messi in campo contro i compagni e le compagne di Palermo, attaccano direttamente un livello di resistenza che si mette in campo da Palermo a Milano.

Lunedì 30 marzo, ai compagni e compagne a cui sono state notificate le misure cautelari quasi un mese fa, è stato comunicato che il Tribunale del Riesame ha rigettato il ricorso, presentato dagli avvocati, contro queste misure : gli obblighi di firma vengono, dunque, confermati.

In questo mese i compagni e le compagne che a Roma lottano contro la riqualificazione e la mercificazione dei quartieri e gli sfratti ad essi conseguenti, hanno continuato a impegnarsi per impedire che famiglie e persone vengano buttate in mezzo alla strada in nome di una legalità che garantisce solo ed esclusivamente gli interessi di pochi, che protegge la rendita e il profitto e condanna all’esclusione le fasce più povere della popolazione. Un impegno che è andato, e andrà avanti con una costante presenza nel quartiere, assemblee, volantinaggi, pranzi sociali, picchetti anti sfratto, nuovi incontri e relazioni solidali con chi, come noi, subisce una repressione quotidiana fatta di ricatti economici e sociali, prepotenze e intimidazioni poliziesche.

Mentre la situazione relativa agli sfratti a Roma è sempre più drammatica e allarmante, la solidarietà e i picchetti, a fianco di chi decide di resistere e lottare, saranno sempre più numerosi, partecipati e decisi. Se qualcuno pensava di intimorirci con queste misure cautelari, ci spiace, ma dovrà rimanere deluso.Aumenteremo la nostra determinazione, perché sappiamo di essere nel giusto. Abbiamo scelto di essere dalla parte di chi è sfruttato sui luoghi di lavoro, di chi subisce la discriminazione xenofoba, di chi ha perso il lavoro, di chi ogni giorno è costretto ad arrangiarsi per sopravvivere, di chi è sfrattato ed escluso dalla società, di chi ha occupato per vivere meglio e di chiunque si opponga alla miseria del presente. In poche parole, abbiamo scelto di stare dalla parte giusta.

Sarà una risata che vi seppellirà!

Rete Antisfratto RomaEst

Perché isolati è impossibile resistere agli sfratti e insieme è possibile reagire e organizzarsi.

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